4/11/07 - Il lino nell'alimentazione del bestiame
Bruno Damiani intervista Emanuele Bianco.
Bruno Damiani: Oggi Emanuele Bianco del Servizio ricerca e sperimentazione dell'ERSA ci parlerà di come il lino possa essere utilizzato in una moderna gestione dell’alimentazione del bestiame.
Emanuele Bianco: In questi ultimi anni i consumatori hanno iniziato a comprendere la relazione molto stretta che c’è tra qualità della dieta e salute. Questa presa di coscienza sembra avere un ruolo importante nell’indirizzare i consumi alimentari verso prodotti che possono giocare un ruolo importante nel mantenimento della salute e nella prevenzione delle malattie. Il nuovo atteggiamento del consumatore ha stimolato l’avvio di numerose ricerche atte ad individuare i sistemi per migliorare in modo naturale la qualità dei prodotti agricoli, tra queste ritroviamo lo studio di tecniche per arricchire, in modo naturale i prodotti di origine animale (carne, latte e suoi derivati) in omega-3, attraverso la dieta degli stessi.
Bruno Damiani: Quale può essere il ruolo del lino in questo contesto?
Emanuele Bianco: I semi di lino hanno un tenore in olio compreso tra il 30 e il 40% ed in oltre sono la principale fonte vegetale di acidi grassi polinsaturi con un rapporto omega-3 omega-6 simile a quelli che ritroviamo nell’olio di pesce.
Sono numerose le ricerche scientifiche che utilizzano l’olio, il pannello e le farine di estrazione del lino come fonte di omega-3 e omega-6 nelle diete sia di monogastrici che dei poligastrici.
Bruno Damiani: Ci può fare un esempio di come l’inserimento del lino nella razione degli animali può migliorare la qualità nutrizionale del prodotto?
Emanuele Bianco: Un lavoro molto interessante, sull’arricchimento del tenore in omega-3 delle razioni per vacche da latte, è stato condotto dalla Regione Emilia Romagna in collaborazione con il CRPA (Centro Ricerche Produzioni Animali) con lo scopo di valutare le eventuali ripercussioni sugli aspetti tecnologici della produzione del latte, della caseificazione e della stagionatura di un formaggio prodotto secondo la tecnica del Parmigiano Reggiano. Dal lavoro è emerso che la qualità del latte è migliorata sensibilmente e soprattutto c’è stato un miglioramento della qualità dei grassi, in particolare è stato osservato un aumento della frazione insatura a scapito di quella satura; inoltre non si sono osservate variazioni sull’attitudine casearia del latte. Il formaggio stagionato ha migliorato le sue qualità nutrizionali perché è aumento il suo contenuto in acidi grassi insaturi senza influenzarne la conservabilità e la stabilità nel tempo.
Bruno Damiani: Ci sono ad oggi dei limiti per l’impiego zootecnico del lino?
Emanuele Bianco: Sì, ci sono dei limiti. Bisogna infatti porre particolare attenzione all’utilizzo dei semi di lino tal quali nell’alimentazione del bestiame, in quanto, essi contengono dei fattori cianogenetici ad effetto antinutrizionale (es.: Linamarina) che lo rendono particolarmente pericoloso per la salute dell’animale. Queste molecole sono termolabili, quindi vengono inattivate attraverso il normale trattamento termico che il prodotto subisce attraverso i processi di estrazione dell’olio. Quindi i sottoprodotti dell’estrazione dell’olio quali i pannelli, farine di estrazione e i prodotti estrusi possono essere tranquillamente utilizzati nell’alimentazione del bestiame.
Comunque dobbiamo ricordare che prima di inserire il lino nella razione degli animali è sempre bene consultare il proprio nutrizionista di fiducia.






