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26/7/09 - Foraggi di buona qualità per alimentare la vacca da latte

Marco Buzziolo intervista Emanuele Bianco.

Marco Buzziolo: Oggi il dott. Emanuele Bianco del Servizio ricerca e sperimentazione dell'ERSA parlerà dell’importanza dell’utilizzo di foraggi di buona qualità nell’alimentazione della vacca da latte e ci darà alcuni consigli su come poterli ottenere.  

Emanuele Bianco: L’andamento del mercato del latte in questi ultimi periodi che hanno visto una progressiva riduzione del prezzo del latte e conseguentemente della redditività delle aziende da latte, rende indispensabile l’individuazione di strumenti operativi che consentano di ridurre  i costi di gestione dell’allevamento, tra questi una voce di costo importante è l’alimentazione della vacca da latte. La principale via da percorrere per ridurre questi costi senza stravolgere l’assetto aziendale è appunto quella di migliorare la qualità dei foraggi prodotti in azienda.

Marco Buzziolo: Quali sono dunque i vantaggi di utilizzare foraggi di buona qualità? 

Emanuele Bianco: Sicuramente produrre foraggi di buona qualità ci consente di ridurre i costi. Dobbiamo ricordare che la vacca da latte è un ruminante e fornire ad un ruminante foraggi di buona qualità, ovvero con una fibra altamente degradabile a livello ruminale, permette di massimizzare l’efficienza delle sintesi ruminali che coprono i fabbisogni nutrizionali della bovina. Questo ci permette di aumentare l’efficienza nutrizionale delle razioni, migliorare le performance produttive della bovina, ridurre sensibilmente l’impiego di concentrati in razione e con conseguente riduzione dei problemi sanitari favoriti da razioni con un rapporto foraggi concentrati molto basso, da non sottovalutare poi che una maggiore efficienza metabolica si traduce in una minore perdita di azoto attraverso feci ed urine. 

Marco Buzziolo: Come ottenere, pertanto,  un foraggio di qualità?

Emanuele Bianco: Un ruolo importantissimo sulla qualità, indipendentemente dalle tecniche di conservazione adottate, viene giocato dal momento della raccolta; in particolare, è buona norma cercare di anticipare il più possibile la raccolta soprattutto per quanto riguarda medica e loiessa, in quanto più ci avviciniamo alla fioritura e più la degradabilità della fibra a livello ruminale diminuisce. Da quanto detto è chiaro che, per ottenere il miglior compromesso tra quantità e qualità, è bene effettuare la raccolta in pre-fioritura per l’erba medica e in fase di botticella-inizio spigatura per la loiessa e per le graminacee da foraggio in generale. 

Marco Buzziolo: Nel caso del mais invece come ci dobbiamo comportare? 

Emanuele Bianco: Non voglio dilungarmi nello spiegare quali siano le migliori tecniche di insilamento in azienda, in quanto ritengo siano ormai ben note ai nostri allevatori. Mi preme invece sottolineare anche qui l’importanza del momento della raccolta e della modalità di raccolta.

La trinciatura del mais dovrebbe essere effettuata quando la linea del latte raggiunge circa il 50% dell’altezza della cariosside, fase in cui c’è il massimo accumulo di amido nella pannocchia e la qualità della fibra dello stocco è ancora discreta. La raccolta dovrebbe essere effettuata con un trincia dotato di rompigranella al fine di rendere disponibile per le fermentazioni ruminali la quantità massima di amido ed aumentare in questo modo l’efficienza energetica dell’insilato di mais

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