La viticoltura regionale
Il settore viticolo nel Friuli Venezia Giulia
La SAU investita a vigneto a livello regionale è pari a circa 18.000 ettari, per oltre il 75% in zone DOC. Sono interessate circa 9.000 aziende, che costituiscono oltre un terzo delle imprese agricole in attività. La superficie media di vigneto per azienda è di circa 2 ettari.
Il comparto contribuisce per quasi il 15 % alla PLV agricola regionale. Superfici vitate sono presenti in quasi tutta la pianura friulana, anche se la più forte concentrazione territoriale si registra nelle zone collinari sul confine orientale della regione. Convivono due forme organizzative diverse: l’azienda con specializzazione vitivinicola (diretta vinificazione delle proprie uve e commercializzazione in proprio del vino) e quella di filiera con aziende produttrici di uva e la vinificazione/commercializzazione affidata al sistema cooperativo o a quello agroindustriale. Dopo alcuni decenni molto favorevoli, il settore vitivinicolo regionale si confronta con i problemi legati all’apertura dei mercati e alla stagnazione dei consumi. Mentre si mantiene buona la redditività del segmento trasformazione, la dinamica di settore è meno positiva per la produzione viticola di base, che evidenzia una crescita dei costi di produzione, legati sia alla ridotta dimensione aziendale, sia all’aumento dei costi del lavoro e alla scarsità di manodopera. La vitivinicoltura è una produzione storicamente forte nella regione e destinata a rimanere uno dei settori agricoli di riferimento. Qui trova diversi ambiti ad elevata vocazione, che permettono alle aziende, generalmente dotate di discrete strutture e con un buon livello tecnologico di base nel segmento della trasformazione, un’ottima qualità delle produzioni. Altri fattori di forza sono la presenza di vitigni autoctoni e di un importante sistema vivaistico e, sul lato ambientale, la diffusione di pratiche colturali ecocompatibili e l’elevata integrazione paesaggistica dei vigneti. Sul piano commerciale, la produzione vinicola regionale ha un buon livello di diffusione su molti mercati, anche grazie al riconoscimento delle sue produzioni DOC e DOCG (soprattutto sui mercati europei) e può contare sulla presenza di enti e di affermate iniziative di promozione. Oltre agli alti costi di produzione per le difficili condizioni di lavoro nelle zone acclivi e per il basso livello della meccanizzazione in campagna (scarsità di macchine agevolatrici), tra i punti di debolezza della viticoltura regionale vanno anche segnalate la significativa percentuale di vigneti da ristrutturare e la polverizzazione dell’offerta. Proprio nella fase finale della filiera e nella promozione sono presenti i limiti che in prospettiva possono aver maggior peso, con una modesta capacità di commercializzazione aggregata, poca conoscenza e diffusione di tecniche di marketing e limitato coordinamento di filiera e territoriale, a fronte di una crescente concorrenza delle produzioni di altri paesi e della continua evoluzione nelle preferenze del consumatore. A queste debolezze e minacce, si contrappongono alcune opportunità, che il settore vinicolo regionale può cogliere grazie alle sue caratteristiche e al legame con una clientela locale esigente: l’aumento della cultura enologica, la crescita del turismo enogastronomico, la presenza di altre produzioni agroalimentari regionali di qualità. Altre occasioni di sviluppo, quali l’interesse per il prodotto biologico e l’apertura di mercati non tradizionali, richiedono una più forte capacità di innovare e di cooperazione.
Tratto da “Allegato alla dgr 434 del 2 marzo 2007 - programma di sviluppo rurale 2007 – 2013” della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia.






