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25/4/10 - Arrivo di patate dall'Egitto: previsione e problematiche

Armando Mucchino intervista Rita Ghersini.

Armando Mucchino: La globalizzazione dei consumi che ormai da anni interessa tutto il pianeta non ha risparmiato neanche il commercio di un prodotto universalmente diffuso come la patata. 

Quest’oggi approfondiamo con Rita Ghersini del Servizio fitosanitario e chimico dell’ERSA le problematiche inerenti l’importazione nei Paesi della UE del notevole traffico commerciale di patate egiziane  che da molti anni si verifica nello scalo portuale regionale di Trieste.

Come si è sviluppato questo consistente traffico commerciale di patate egiziane verso la UE e quali sono le sue dimensioni e caratteristiche?

Rita Ghersini: E’ da quasi 20 anni che attraverso il porto di Trieste vengono importate nella UE patate provenienti dall’Egitto.

Il commercio, iniziato negli anni ’90 con modesti quantitativi, si è via via  consolidato per arrivare nell’ultimo decennio  a toccare dimensioni considerevoli: arrivano, infatti, via nave ogni anno circa 80.000 tonnellate di patate – più o meno il 40% della produzione egiziana destinate all’UE - richieste dal mercato che in questo periodo non può essere ancora soddisfatto da produzione locale.

Armando Mucchino: A chi sono destinate le patate egiziane?

Rita Ghersini: Più del 90% è destinato a raggiungere la Germania, il resto si divide tra Spagna, Gran Bretagna, Ungheria, Croazia…; solo una minima quantità rimane in Italia.

Armando Mucchino: La nostra regione non è quindi interessata da questo flusso… 

Rita Ghersini: No, il mercato della nostra regione non viene interessato dal flusso di queste produzioni che, come si è detto, sono destinate prevalentemente ad altri Paesi; tuttavia, si sottolinea l’importanza che il controllo fitosanitario, presso il porto di Trieste come punto di entrata comunitario, viene ad assumere - in via preventiva -  anche a tutela delle colture locali, sia di patate che di altre solanacee.

Armando Mucchino: Quali sono le problematiche fitosanitarie che possono emergere da questo notevole flusso commerciale d’importazione?

Rita Ghersini: Bisogna premettere che questo commercio  - di norma - non potrebbe avvenire, dal momento che le leggi fitosanitarie vigenti non consentono l’ingresso nella Comunità di patate provenienti da Paesi Terzi. Il motivo di tale divieto risiede nel fatto che i tuberi potrebbero essere infetti da un organismo nocivo di quarantena, il batterio Ralstonia solanacearum, causa dell’avvizzimento batterico o marciume bruno della patata, il quale potrebbe a sua volta contaminare e danneggiare seriamente - in caso di diffusione - le produzioni locali. 

In deroga a tali divieti vengono emanate ogni anno delle disposizioni (sia comunitarie che ministeriali) che consentono l’importazione, a patto che si osservino scrupolose e attente regole per prevenire la possibile diffusione del patogeno, tanto nella fase di coltivazione in Egitto che al momento dell’importazione in Europa.

Armando Mucchino: In cosa consistono i controlli?

Rita Ghersini: Gli ispettori fitosanitari controllano le patate a campione (campione costituito da 200 tuberi ogni 25 tonnellate di patate importate), sia con ispezioni visive, subito dopo lo sbarco al porto di Trieste, che con analisi di laboratorio, effettuate presso la struttura ERSA di  Pozzuolo del Friuli. Nel 2009 sono stati effettuate 3.300 ispezioni visive e 150 analisi di laboratorio. Se le ispezioni e le analisi vanno a buon fine, viene rilasciato il nullaosta fitosanitario all’importazione, in accordo a quanto previsto dalla normativa comunitaria.

Armando Mucchino: Quanto dura la campagna di importazione delle patate dall’Egitto?

Rita Ghersini: La stagione di raccolta dei tuberi in Egitto è ormai al termine; la prima nave è arrivata al porto di Trieste poco prima della metà di febbraio; a questa ne sono seguite altre 21, fino a questi giorni. Da febbraio ad oggi sono sbarcate quasi 60.000 t di patate.

La campagna di importazione si protrarrà presumibilmente fino al mese di maggio, periodo in cui comincia ad essere disponibile prodotto di origine comunitaria in grado di far fronte alle richieste di mercato.

Fino ad allora  il personale del servizio fitosanitario e chimico sarà impegnato nei controlli, dal momento che gli arrivi si susseguono senza soluzione di continuità in tutto il periodo.

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