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9/5/10 - La semina della soia

Piero Villotta intervista Marco Signor.

Piero Villotta: Abbiamo oggi qui con noi Marco Signor dell’ERSA che ci parlerà di soia. A che punto siamo con le semine?

Marco Signor: Le condizioni favorevoli hanno fatto sì che una buona parte delle superfici destinate a soia siano già state seminate, in particolare nelle aree della bassa friulana. Le piogge abbondanti di questi giorni potrebbero determinare qualche problema di nascita nelle aree soggette a ristagno idrico, pertanto consigliamo di mantenere l’attenzione. Una piccola digressione: per chi ha coltivazioni di orzo e frumento è raccomandabile una visita in campo per verificare lo stato sanitario delle colture. Se si riscontra la presenza di malattie, anche allo stato iniziale, sarà utile intervenire con un fungicida specifico. Nel caso ci fossero dei dubbi gli agricoltori interessati possono contattarmi al numero di cellulare 33.46.11.82.15.

Piero Villotta: Molti devono ancora seminare, forse sono in ritardo?

Marco Signor: Assolutamente no. Mentre per il mais è importante la semina anticipata, che consente produzioni superiori e migliore qualità della granella, per la soia c’è maggiore elasticità e possiamo considerare normale una semina eseguita entro la seconda decade di maggio.

E’, invece,  indispensabile la tempestività nelle semine in successione a orzo e frumento, dove ogni giorno di ritardo penalizza la produzione finale.

Piero Villotta: Entriamo nello specifico delle attività svolte dall’Ersa. Ho sentito parlare di nuove varietà di soia il cui prodotto è utilizzato tal quale nell’alimentazione degli animali. Perché è importante per un’azienda zootecnica poter disporre di soia a bassi livelli di fattori antinutrizionali?

Marco Signor: Perché può utilizzare direttamente la soia prodotta in azienda come fonte di proteine e produrre così autonomamente le razioni per gli animali.

Cosa significa a basso livello? Significa che il contenuto di fattori antinutrizionali è ridotto di almeno il 50% rispetto alla soia normale.

Il Servizio ricerca, sperimentazione, assistenza tecnica e divulgazione dell’ERSA del Friuli Venezia Giulia ha iniziato a lavorare nella selezione della soia nel 1986 e la prima varietà iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà risale al 1996. Questa prima costituzione si chiamava Villa ed era una varietà normale, ma nel 2000 sono state registrate Hilario e Aires, le prime varietà italiane con bassi livelli di fattori antinutrizionali. A queste hanno fatto seguito le iscrizioni di Ascasubi e Pedro nel 2006, Colorado nel 2007 e Bahia nel 2008. Tutte queste sei varietà hanno un basso contenuto di fattori antinutrizionali e possono essere utilizzate tal quale nelle diete degli animali, al pari della farina di estrazione di soia o della soia integrale tostata.

Siccome la tecnica di selezione è tradizionale (eseguendo incroci manualmente tra le varietà interessanti) tutte le linee ottenute sono OGM free e particolarmente adatte alla coltivazione nel nord-est d’Italia.

L’ERSA, in collaborazione con l’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia, ha condotto numerose sperimentazioni allo scopo di verificare l’idoneità dell’impiego di queste varietà nelle razioni (soprattutto utilizzando la varietà Hilario); su vacche da latte si arriva tranquillamente a 3 kg di soia al giorno, con produzioni simili a quelle della razione standard. Su animali da carne si sono ottenuti gli stessi incrementi ponderali, con buona qualità organolettica della carne alla degustazione. Nei suini si sono avuti buoni risultati fino alla fase di finissaggio poi, se l’animale è destinato alla produzione di prosciutto crudo, è opportuno ridurre i quantitativi di soia per evitare problemi nella consistenza del grasso. Infine su polli gli incrementi sono stati uguali e anche la qualità della carne è risultata essere buona.

 

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