8/3/09 - La coltura del mais
Piero Villotta intervista Giorgio Barbiani.
Piero Villotta: La coltura del mais è attualmente in difficoltà a causa di diversi fattori legati alla sua redditività. Quale sia al momento la situazione lo chiediamo al perito agrario Giorgio Barbiani del Servizio Ricerca e sperimentazione dell’ERSA.
Giorgio Barbiani: La situazione non è rosea dal punto di vista economico. I prezzi, dopo la precedente annata, sono molto bassi e non si vedono all’orizzonte cambiamenti, salvo fluttuazioni dovute alle logiche del mercato. I costi di produzione sono aumentati e molti agricoltori si stanno orientando verso la coltura della soia. Questo comportamento, soprattutto dove si insiste con la monocoltura, è positivo per l’aspetto economico perché dà la possibilità di ridistribuire i rischi su più colture, inoltre non dimentichiamo i benefici agronomici della rotazione.
Piero Villotta: Dopo questa introduzione le chiedo: è ancora conveniente la coltivazione del mais?
Giorgio Barbiani: Sì, il mais ha ancora la sua importanza nel panorama colturale della regione, soprattutto nelle aziende ad indirizzo zootecnico. E’chiaro che la redditività si è ristretta ed è necessario ridurre i costi di produzione. In questo contesto si inserisce il discorso delle concimazioni: tenendo presente che la gran parte dei terreni della Regione ha forti dotazioni di fosforo e potassio, e che in genere i residui colturali vengono interrati, si potrebbero ridurre i quantitativi di questi due elementi in pre-semina. Altro risparmio si potrebbe avere dalla riduzione degli apporti di azoto. Da varie prove sperimentali effettuate, si è visto che riducendo un po’ gli apporti di azoto si hanno lo stesso buone produzioni.
Piero Villotta: Torniamo alle semine. Quali sono i consigli per quest’anno?
Giorgio Barbiani: Innanzitutto, compatibilmente con le condizioni meteo e dei suoli, è buona norma anticipare le semine ed evitare investimenti troppo fitti. Altro punto importante è la scelta varietale, che va indirizzata verso ibridi con buona qualità della granella (i cosiddetti tipi a frattura semivitrea) puntando su classi di maturità precoci (300-400) in zone non irrigue o con bassi apporti di acqua, e su ibridi medio tardivi (500-600) in terreni irrigui. Un aiuto può essere dato dalla consultazione dei risultati delle prove varietali condotte dall’ERSA e rintracciabili sul sito (www.ersa.fvg.it). Queste azioni, integrate dal trattamento insetticida contro la piralide e dalla raccolta anticipata della granella, sono fondamentali per il controllo delle micotossine e permettono di ottenere un prodotto sano e di buona qualità.






