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22/2/09 - OGM: aggiornamento sulla situazione in FVG nel 2009

Piero Villotta intervista Carlo Frausin.

Piero Villotta: Nell’ultima settimana sulla stampa e sul web c’è stato un rincorrersi di notizie - che talora ci sono parse contrastanti – riguardanti la coltivazione di mais geneticamente modificato in Francia.

Abbiamo voluto verificarne il significato con il dott. Carlo Frausin, direttore del Servizio fitosanitario, chimico-agrario, analisi e certificazione dell’ERSA, organismo competente in materia di OGM nel Friuli Venezia Giulia.

A lui abbiamo chiesto un’interpretazione di quanto è successo.

E’ vero, dott. Frausin, che in Francia è ora possibile coltivare liberamente mais OGM?

 

Carlo Frausin: No, assolutamente no; le cose non stanno così. C’è stato, è vero, da parte dell’istituzione che in Francia si occupa di sicurezza alimentare (AFFSA) un importante pronunciamento che – ribaltando precedenti proprie valutazioni - ha sancito, in qualche modo, l’innocuità del MON 810, mais OGM che è ammesso alla coltivazione in Europa.

E’ vero però anche che qualche giorno più tardi, il 16 febbraio scorso, la Commissione Europea ha visto bocciare, con i complicati meccanismi di voto previsti per queste questioni a Bruxelles, l’ipotesi di revocare il divieto nazionale che esclude la coltivazione di OGM in Francia e in Grecia. Di fatto lo stallo rimane tal quale: tutto viene rimandato a nuove valutazioni. E ciò fino a che la dibattutissima vicenda non troverà una maggioranza sufficiente ampia per cambiare le cose. 

Piero Villotta: E se ciò dovesse avvenire? Se, nella prossima valutazione, Bruxelles dovesse revocare il divieto nazionale alla coltivazione, gli OGM potrebbero essere coltivati liberamente in Francia? 

Carlo Frausin: Le cose non sono così semplici. In ogni caso anche in Francia dovranno essere seguiti i vincoli della “coesistenza” tra le colture OGM e gli altri sistemi di produzione agricola. 

Piero Villotta: Cosa intende per “coesistenza”? 

Carlo Frausin L’Unione Europea ha autorizzato all’importazione e alla commercializzazione oramai qualche decina di OGM diversi, sulla base del giudizio favorevole espresso dalle autorità tecniche e scientifiche (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare in primis), dopo anni e anni di valutazioni. Gli OGM sono tranquillamente in commercio nella UE, noi li consumiamo abitualmente.

La coltivazione di OGM è però altra cosa! La UE ha sì ammesso la coltivazione transgenica accanto alla coltivazione con metodo biologico e a quella convenzionale, ma ha anche stabilito che ciascuno di questi sistemi produttivi non deve assolutamente interferire con gli altri. Nessuna agricoltura può essere “danneggiata” dall’altra.

Non per la pericolosità per l’uomo (che le Autorità ufficiali escludono), ma per una questione di caratterizzazione del prodotto che voglio ottenere. Se il mercato (e l’opinione pubblica in questo campo mi pare si esprima in termini di grande cautela) vuole prodotti no OGM, io devo poter essere tranquillo che il mio prodotto sia non OGM, a prescindere da quello che vuol fare il mio vicino.

Nella nostra situazione, con l’assetto del nostro territorio, con i problemi legati alla riproduzione per seme, al movimento del polline, tale rigida partizione diventa molto difficile da attuare. Bisogna ipotizzare filiere diverse (dalla gestione delle sementi, all’isolamento delle coltivazioni, alle macchine, allo stoccaggio, …), il tutto segregato in modo perfetto: mi sembra molto complicato se le tolleranze rimangono quelle che sono. 

Piero Villotta: E quale è la situazione nella nostra Regione, a riguardo della coltivazione agricola di OGM? 

Carlo Frausin: Oggi, come in tutto il resto d’Italia, non è possibile la coltivazione di OGM. Il Ministero delle Politiche Agricole non ha ad oggi fornito le linee guida necessarie per gestire la coesistenza di cui si parlava. Sono state prodotte diverse bozze…ma evidentemente un punto d’incontro che veda d’accordo le varie parti in causa ancora non c’è. Solo con tali indicazioni di livello nazionale le Regioni potranno poi adottare le specifiche norme regionali di coesistenza…e anche lì non sarà facile. Aspettiamo.  

Piero Villotta: E per quanto riguarda l’attività di carattere sperimentale, la situazione è la stessa? 

Carlo Frausin: Per la sperimentazione la situazione è in un certo senso più aperta. Siamo sempre vincolati a precise norme di precauzione (devono essere individuati specifici siti dove effettuare la sperimentazione che presentino appropriate caratteristiche, devono essere definiti specifici protocolli di gestione della sperimentazione…) ma qui le cose sono più semplici. Non si tratta di far coesistere mercati diversi: si tratta solo di effettuare in condizione di sicurezza piccole coltivazioni (magari anche a fini diversi da quelli alimentari e zootecnici quali la produzione di farmaci o altri prodotti ad uso industriale). Vedo molto più praticabile un’ipotesi del genere. 

Piero Villotta: E l’ERSA come è coinvolta nella problematica? 

Carlo Frausin: A Pozzuolo del Friuli abbiamo un laboratorio di biotecnologie di tutto rispetto. Con tecniche biomolecolari siamo in grado di analizzare prodotti agricoli e alimenti per la ricerca di OGM. E’ attività che facciamo quotidianamente, sia per fini sperimentali, con la partecipazione a specifici progetti, sia nel monitoraggio e nel controllo delle sementi in importazione. TUTTI i lotti di sementi importate di mais e di soia (e non sono pochi) che transitano per il porto di Trieste e per Gorizia vengono uno ad uno campionati ed analizzati dal Servizio. Una garanzia non da poco per quello che andranno a seminare i nostri agricoltori.

ERSA è poi costitutore di alcune varietà di soia, tra le poche soie italiane, ovviamente non OGM: produzioni che sembrano oggi destare molto interesse in alcuni specifici mercati di nicchia.

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