11/10/09 – Diabrotica del mais: un aggiornamento
Armando Mucchino intervista Gianluca Governatori.
Armando Mucchino: Oggi abbiamo con noi Gianluca Governatori del Servizio fitosanitario, chimico-agrario, analisi e certificazione dell’ERSA per darci un primo consuntivo sulle problematiche fitosanitarie del mais, con particolare riferimento alla diabrotica e alla piralide. Quindi, Governatori, qual'è stata l’evoluzione delle infestazioni e come è andata la stagione?
Gianluca Governatori: La diabrotica del mais è segnalata in Friuli Venezia Giulia sin dal 2002 e, da quell’anno, abbiamo assistito a una lenta ma continua crescita delle sue popolazioni. Oggi possiamo dire che la specie è presente in tutte le aree interessate dalla coltivazione del mais. Tengo comunque a precisare che NON sono state rilevate né segnalate perdite produttive. E i nostri monitoraggi effettuati con trappole in tutti i comuni di interesse maidicolo, insieme ai monitoraggi non ufficiali effettuati da diversi agricoltori, hanno confermato valori medio-bassi nei livelli delle popolazioni.
Armando Mucchino: Quali sono le aree maggiormente interessate dalle infestazioni di diabrotica?
Gianluca Governatori: Segni evidenti della presenza dell’insetto sono stati rilevati quest'anno ai primi di luglio, soprattutto nel riordino fondiario di Premariacco, ma anche in altre aree del medio Friuli e del Friuli occidentale, dove, pur in assenza di danni economici, gi adulti potevano essere rilevati senza l’ausilio delle trappole. La presenza della specie si è sempre resa evidente nei campi coltivati in monosuccessione o ai margini di quelli ad essi confinanti, con qualche pianta che manifestava il caratteristico portamento a “collo d’oca”, erosioni fogliari o attacchi alle sete.
Armando Mucchino: Quali le possibili evoluzioni?
Gianluca Governatori: La biologia dell’insetto non è ovviamente cambiata nel tempo: rimane una specie monovoltina, legata alla coltura del mais. Chi già effettua periodiche rotazioni colturali mantiene i livelli delle infestazioni al di sotto delle soglie di danno, soprattutto se tale pratica viene condivisa su ampie superfici. In quegli ambiti comprensoriali dove invece il mais viene coltivato ininterrottamente da più anni si lavora a favore dell’insetto, con i campi che diventano vere e proprie aree di rifugio, se non di allevamento.
Armando Mucchino: E quali le possibili strategie?
Gianluca Governatori: L’adozione di semplici monitoraggi con trappole cromotropiche gialle, del tipo di quelle consegnate agli agricoltori tramite il Notiziario ERSA, è di sicura utilità per una piena consapevolezza dei rischi aziendali e per valutare la necessità di avvicendare le colture. Misure complementari come i trattamenti adulticidi sopra chioma sono efficaci ma NON risolutivi, sebbene possono essere di utilità per la gestione della piralide e, indirettamente, di alcune micotossine. L’interruzione della monosuccessione è comunque sempre opportuna dopo tre, al massimo quattro anni di coltivazione del mais, in funzione dei livelli di infestazione. La semina precoce, la coltivazione in secondo raccolto e le frequenti rincalzature, con interramento di geoinsetticidi, sono inoltre misure utili per contrastare la comparsa di allettamenti e rallentare gli effetti dei danni radicali causati dalle larve.






