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Argide dell'olmo

Scheda a cura di: Iris Bernardinelli
E-mail: iris.bernardinelli@ersa.fvg.it

Nome comune: Argide dell'olmo
Nome scientifico: Aproceros leucopoda Takeuchi
Nome inglese: Zigzag elm sawfly
Tassonomia: Ordine Hymenoptera, Famiglia Argidae


Descrizione:

 

L’argide dell’olmo è una specie partenogenetica, sono quindi presenti soltanto femmine lunghe 6-7 mm di

colore nero con le zampe bianche. 

Le uova sono deposte singolarmente sul margine delle foglie e ogni femmina ne può deporre alcune decine.

Le larve sono di colore verde con un caratteristico motivo a forma di “t” di colore nero sul secondo e terzo paio di zampe.

Nei primi stadi larvali fanno delle erosioni della lamina fogliare molto sinuose tra le nervature principali. 

Quando sono più grandi riescono a mangiare tutta la foglia lasciando in genere solo la nervatura centrale delle foglie di maggiori dimensioni.

Le pupe sono racchiuse in bozzoli attaccati alla pagina inferiore delle foglie o ad altre strutture della pianta.

Biologia:

Aproceros leucopoda è una specie partenogenetica che sverna come pupa in bozzoletti sericei nel terreno o

sulla vegetazione. Gli adulti volano da aprile a settembre e depongono le uova scalarmente.

Le uova sono deposte lungo il margine della foglia e quando schiudono le larve inizialmente si alimentano

della foglia con caratteristico andamento sinuoso tra le nervature principali. Le larve più grandi, invece, mangiano

completamente la foglia lasciando talvolta solo le nervature principali delle foglie più sviluppate.

Per completare lo sviluppo da uovo ad adulto, durante la stagione vegetativa, ci impiegano circa un mese,

pertanto nelle condizioni climatiche del Friuli Venezia Giulia possono susseguirsi fino a 4 generazioni all’anno parzialmente sovrapposte con quindi i diversi stadi contemporaneamente presenti sulla vegetazione.


Descrizione dei sintomi:

 

L’argide dell’olmo specie attacca diverse specie del genere Ulmus, in particolare in regione i danni di maggiore

entità sono stati riscontrati su olmo siberiano (Ulmus pumila) e olmo campestre (Ulmus minor).

I danni consistono in ripetute defogliazioni che talvolta coinvolgono l’intero apparato fogliare della pianta.

Le piante generalmente reagiscono rigermogliando così da provvedere alla produzione di nuovo alimento per le

generazioni successive dell’insetto.

In caso di ripetuti attacchi le piante potrebbero andare incontro ad altre patologie a causa proprio delle ripetute

defogliazioni. 

Monitoraggio:

In Friuli Venezia Giulia si provvede ad effettuare un monitoraggio sia per la valutazione della diffusione

della specie sul territorio che per valutarne gli effettivi danni.

Le defogliazioni, anche se intense, fino a che occasionali non si ritiene possano compromettere la vitalità degli olmi. 

Pertanto se un’adeguata presenza di antagonisti naturali fosse in grado di contenere le pullulazioni evitando che le defogliazioni intense si ripetano per più anni consecutivi si potrebbe considerare la specie in equilibrio con il sistema.

Le attività di monitoraggio hanno quindi l’obiettivo di indagare anche questi aspetti.




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