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Dosi di applicazione e modalità di utilizzazione agronomica dei fertilizzanti

Il Programma di azione prevede delle dosi massime di applicazione degli effluenti di allevamento, delle acque reflue, dei concimi azotati e degli ammendanti organici; inoltre sono previste delle epoche e delle modalità per la distribuzione atte ad aumentare l'efficienza dei fertilizzanti azotati

  

Dosi di applicazione dei fertilizzanti

Zone Ordinarie (ZO)

Zone Vulnerabili (ZVN)

1. La quantità di azoto totale al campo apportato da effluenti di allevamento non deve superare il valore di 340 kg per ettaro e per anno, inteso come quantitativo medio aziendale.

2. Tale quantità, distribuita e frazionata in base ai fabbisogni delle colture, al loro ritmo di assorbimento, alle precessioni colturali, è comprensiva degli effluenti depositati dagli animali stessi quando sono tenuti al pascolo.

3. Per le diverse coltivazioni si deve fare riferimento al fabbisogno complessivo di azoto indicato nella tabella 1 allegata al CBPA.

 

1. La quantità di azoto totale al campo apportato da effluenti di allevamento, da fertilizzanti da essi derivati e da acque reflue non deve superare il valore di 170 kg per ettaro e per anno, inteso come quantitativo medio aziendale, tale quantità è calcolata in conformità alla tabella 2 dell’allegato 1 del Programma di azione, ed è comprensiva degli effluenti depositati dagli animali stessi quando sono tenuti al pascolo.

2. Le dosi di effluente di allevamento, di concimi azotati e ammendanti organici, applicate nel rispetto del bilancio dell’azoto, devono essere determinate conformemente ai criteri riportati nell’allegato 4 del Programma di azione.

3.  Per la fertilizzazione di tutti i terreni ricadenti nelle ZVN è obbligatorio attenersi, per le diverse colture, in relazione a precessione colturale, ambiente pedoclimatico e disponibilità irrigua, agli apporti massimi di azoto (organico e minerale) riportati nelle tabelle 2 dell’allegato 4 del Programma di azione.

  

    

Tecniche di applicazione dei fertilizzanti

 Zone Ordinarie (ZO)

Zone Vulnerabili (ZVN)

Per le tecniche di distribuzione si deve fare riferimento al CBPA.

 

Le tecniche di distribuzione devono assicurare:

a. l’uniformità di applicazione longitudinale e trasversale del fertilizzante;

b. l’elevata utilizzazione degli elementi nutritivi ottenibile con un insieme di buone pratiche che comprende la somministrazione dei fertilizzanti azotati il più vicino possibile al momento della loro utilizzazione, favorendo il frazionamento del quantitativo in più distribuzioni; non sono ammessi apporti in una unica soluzione superiori ai 100 kg/ha di azoto per le colture erbacee ed ortive ed a 60 kg/ha per le colture legnose agrarie, fatto salvo l’uso di fertilizzanti azotati a lenta cessione o addizionati con inibitori della nitrificazione;

c. l’impiego, prioritariamente come fertilizzanti, ove disponibili, degli effluenti zootecnici;

d. lo spandimento del liquame con sistemi di erogazione a pressione tali da non determinare la polverizzazione del getto al fine di contenere la formazione e diffusione, per deriva, di aerosol verso aree non interessate da attività agricola;

e. fatti salvi i casi di distribuzione in copertura, l’effettiva incorporazione nel suolo dei liquami e loro assimilati simultaneamente allo spandimento ovvero entro un periodo di tempo successivo idoneo a ridurre le perdite di ammoniaca per volatilizzazione, il rischio di ruscellamento, la lisciviazione e la formazione di odori sgradevoli.

 

  

Modalità di utilizzazione agronomica dei fertilizzanti

Zone Ordinarie (ZO)

Zone Vulnerabili (ZVN)

Per le modalità di utilizzazione agronomica dei fertilizzanti si deve fare riferimento al CBPA.

 

1. Devono essere adottate delle appropriate scelte agronomiche e successioni colturali che consentano almeno una delle seguenti condizioni:

a)  colture intercalari o colture di copertura, che evitino l’esposizione del suolo nudo per lunghi periodi;

b)  interramento dei residui colturali;

c)  lavorazioni dei suoli nelle epoche e nelle condizioni di tempera migliori al fine di mantenere buone condizioni strutturali e di porosità.

2. Nella scelta degli avvicendamenti colturali devono essere inoltre rispettate le indicazioni fornite dal CBPA, adattandole al contesto pedoclimatico regionale e alle disposizioni della Disciplina del regime di condizionalità di cui al DGR n. 3256 del 21 dicembre 2007.

3. La scelta dei metodi irrigui, dei volumi di adacquamento e del momento dell’intervento riveste un ruolo importante ai fini del contenimento dell’inquinamento delle acque, soprattutto quelle profonde. Pertanto le pratiche irrigue, fatte salve quelle gestite dai consorzi di bonifica, sono attuate in conformità alle disposizioni del CBPA e dell’allegato 2 del Programma di azione.

4. La fertirrigazione deve essere realizzata, ai fini del massimo contenimento della lisciviazione dei nitrati al di sotto delle radici e dei rischi di ruscellamento di composti azotati, attraverso una valutazione dell’umidità del suolo, privilegiando decisamente i metodi a maggiore efficienza, come previsto dal CBPA e dall’allegato 2 del Programma di azione.