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12/6/2011 - Il carciofo

a cura di Costantino Cattivello (ERSA)

 

Oggi parliamo di un’orticola che, nell’immaginario collettivo, è legata al meridione d’Italia ma che un tempo non tanto lontano si coltivava anche sulla costa friulana: il carciofo.

La riscoperta per così dire di questa orticola si deve in parte all’impiego meno sporadico di un tempo di questi gustosi capolini anche nella cucina locale ed anche all’introduzione di varietà migliorate che permettono alla pianta di superare gli inverni, seppur con un minimo di cure, anche nella nostra regione.

La coltivazione si fa a partire da piante acquistate nei vivai e messe dimora tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate.

Trattandosi di piante molto vigorose, la distanza sulla fila deve essere di almeno un metro, mentre le file devono essere distanziate di almeno 2,5 metri.

 

Concimazioni e cure colturali sono simili a quelle riservate al pomodoro.

Nel corso della prima stagione di crescita, in genere, non viene prodotto alcun capolino e la pianta forma una folta rosetta di foglie con le quali affronterà l’inverno.

Con l’approssimarsi della cattiva stagione, può essere utile coprire le piante con un tunnellino che verrà rimosso all’arrivo della primavera.

A partire dalla fine di aprile, dell’anno successivo all’impianto e per circa un mese, la pianta produrrà un capolino principale, la famosa mamma, e circa una decina di capolini avventizi, più piccoli ma altrettanto gustosi. A produzione ultimata si elimina con un taglio netto il fogliame per dar modo così alla pianta di rinnovarsi completamente. Le piante possono continuare a produrre per due-tre anni.

 

Le varietà più diffuse sono Pyrenees, Opal e Concerto.