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3/1/10 - Problematiche fitosanitarie dell’olmo

Piero Villotta intervista Giancarlo Stasi.

Piero Villotta: In questi ultimi anni una pianta caratteristica dell’ambiente di pianura, bosco o coltivo che sia, pare passarsela male; sempre più spesso si possono vedere in tarda primavera-estate olmi campestri che le cui chiome completamente scheletrite contrastano con la restante vegetazione delle macchie arboree presenti ai bordi dei campi coltivati. Siamo qui per parlare delle cause di questo fenomeno con l’ispettore fitosanitario Giancarlo Stasi del Servizio fitosanitario e chimico dell’ERSA. 

Giancarlo Stasi:  Il fenomeno che lei descrive è da attribuirsi con buona approssimazione agli esiti dell’attacco di un fungo parassita degli olmi. Già negli anni ‘20 del secolo scorso in Europa gli olmi erano stati decimati dall’attacco dell’Ophiostoma ulmi , per l’appunto il fungo parassita cui accennavo prima e che colpisce tutte le specie europee di olmo. A questa prima ondata epidemica ne era seguita un’altra, verso gli anni ’70, causata da una specie più aggressiva di Grafiosi dell’olmo (questo il nome comune del patogeno) sostenuta dall’Ophiostoma novo ulmi.

Piero Villotta: Quali sono i sintomi della malattia sulle piante colpite?

Giancarlo Stasi:  I sintomi, che compaiono a fine maggio-giugno, ma possono evidenziarsi in maniera eclatante in corrispondenza di innalzamenti termici, sono caratterizzati dall’improvviso avvizzimento di una branca con conseguente disseccamento e caduta delle foglie. I rami disseccati spesso presentano la punta ripiegata ad uncino ed operando un taglio trasversale di questi rami normalmente si evidenzia un anello imbrunito nella parte più esterna, quella dei vasi linfatici primaverili. Allo scortecciamento si evidenziano striature brune longitudinali. Il fungo progredisce all’interno della pianta attraverso i vasi linfatici e ne provoca la morte in un paio d’anni. Quando la penetrazione del parassita avviene nella parte basale della pianta, possiamo assistere anche ad una sua morte improvvisa, un decorso apoplettico della malattia. 

Piero Villotta: Quali sono le modalità di diffusione?

Giancarlo Stasi: Il fungo viene diffuso attivamente da diverse specie di coleotteri scolitidi, per così dire, ma in maniera assolutamente impropria, tarli dell’olmo. le femmine depongono le uova sotto le cortecce di piante vive ma debilitate, magari dalla grafiosi. I nuovi adulti per completare il loro sviluppo vanno a nutrirsi della corteccia di rametti sottili di piante in buono stato vegetativo diffondendo così la malattia. Si può avere una diffusione del fungo tra piante malate e piante sane anche attraverso contatti radicali, le anastomosi radicali, veri e propri innesti naturali, che spesso si creano tra esemplari contigui.

Piero Villotta: Quali interventi di cura e profilassi? 

Giancarlo Stasi: Attualmente non sono disponibili fungicidi ad effetto curativo o preventivo sicuramente efficaci e quindi gli interventi di cura possono essere tentati con infezioni ai primi stadi, localizzate su limitate porzioni apicali della chioma, con tagli di risanamento dei rami sino a livello del tronco e distruzione del materiale infetto.

Gli interventi di profilassi da attuarsi consistono nell’eliminazione prima della primavera delle piante morte o fortemente colpite ed eventualmente anche degli esemplari adiacenti, scortecciamento dei tronchi e cippatura della ramaglia. All’interno del programma regionale Bausinve, riguardante il monitoraggio delle problematiche fitosanitarie forestali, che vede coinvolti oltre al Servizio Fitosanitario e Chimico dell’ERSA anche il servizio Gestione Forestale e Antincendio Boschivo della Direzione Centrale Risorse Agricole , Naturali e Forestali ed il Dipartimento di Biologia e Protezione delle Piante dell’Università degli Studi di Udine, stiamo seguendo l’evolversi della situazione sull’intero territorio regionale ed un particolare e interessante focolaio all’interno del Bosco Ronc di Sass, bosco esteso circa una trentina di ettari in comune di Torviscosa e che rappresenta un relitto dell’antica foresta planiziale che ricopriva tutta la pianura friulana.

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