27/4/08 - Biodiversità in zootecnia
Bruno Damiani intervista Simonetta Dovier.
Bruno Damiani: Oggi parliamo di biodiversità in zootecnia, argomento che negli ultimi anni ha suscitato l’interesse dell’opinione pubblica e lo facciamo con Simonetta Dovier del Servizio ricerca e sperimentazione dell'ERSA. Ma che cosa si intende con il termine “biodiversità”?
Simonetta Dovier: La diversità biologica, o biodiversità, è il risultato del processo evolutivo che nel corso dei millenni ha generato, attraverso la selezione naturale, la grande varietà delle specie animali e vegetali esistenti. La progressiva concentrazione delle attività agricole nelle aree più vocate ed il processo di industrializzazione dei sistemi produttivi degli ultimi decenni hanno comportato una forte riduzione della diversità biologica, anche in campo zootecnico.
Bruno Damiani: Perchè è così importante salvaguardare la biodiversità?
Simonetta Dovier: Il mantenimento della diversità genetica animale è molto importante in quanto è depositaria di un’elevata varietà di caratteri morfologici e funzionali che rappresentano una risorsa “non rinnovabile” alla quale attingere in risposta ai cambiamenti socio-economici o ambientali. Tale valenza è stata riconosciuta a livello internazionale già nel 1992 con la sottoscrizione della “Convenzione sulla biodiversità” nell’ambito della “Conferenza sull’ambiente e sullo Sviluppo” di Rio de Janeiro.
Bruno Damiani: E a livello regionale il problema è sentito?
Simonetta Dovier: L’evoluzione della zootecnia nella nostra regione ha determinato la completa, o quasi, scomparsa di numerose razze locali, come ad esempio la pecora Friulana. Le razze a limitata diffusione di interesse storico ancora presenti sono per i bovini la Pezzata Rossa Friulana, la Pinzgau, la Pusterthaler e la Grigio Alpina; per gli ovini l’Alpagota, la Plezzana e la Carsolina; e per gli equini il cavallo TPR e il Norico.
Bruno Damiani: Quali sono gli strumenti messi in atto per salvaguardare tali razze nella nostra regione?
Simonetta Dovier: A partire dagli anni ’90 l’importanza delle razze storiche a limitata diffusione viene riconosciuta sulla base normativa del Regolamento CEE 2078/92, del vecchio Piano di Sviluppo Rurale e della Legge Regionale 11/2002. Inoltre, l’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con l’ERSA e l’Università di Udine, ha costituito il “Gruppo di Allevatori Custodi” che raggruppa gli allevatori o i semplici detentori delle razze sopraccitate.
Più recentemente, anche nel nuovo PSR è stata attivata la misura 214, sottomisura 1, azione 5, che consente, sottoscrivendo un progetto collettivo, di ottenere dei finanziamenti per le razze sopraccitate, purché iscritte ai rispettivi Libro Genealogico o Registro Anagrafico.
Ricordo che la scadenza per la presentazione delle domande è il 15 maggio. Maggiori informazioni a riguardo possono essere richieste al dott. Emanuele Bianco dell’ERSA, alla dott.ssa Susanna Loszach dell’Università di Udine o al dott. Antonio Menegoz dell’Associazione Allevatori.






