Lavorazioni e gestione del residuo. Aspetti agronomici e meccanici
“L’INFORMATORE AGRARIO” N. 26/2010, pag. 35
Le esigenze della conservazione nel tempo dell’integrità e della fertilità dei suoli agrari e, in generale, della corretta gestione dei sistemi agroambientali, hanno favorito un’ampia ed articolata sperimentazione agronomica e la sempre più diffusa applicazione pratica a livello aziendale di tecniche innovative di lavorazione del suolo, meno invasive di quelle tradizionalmente adottate.
E’ in continua crescita il numero di aziende agricole presso le quali il terreno viene trattato secondo i principi della cosiddetta “minima lavorazione” e, per lo più in alternanza con le lavorazioni tradizionali o “minime”, viene messa in atto la tecnica della “semina su sodo” delle colture seminative da pieno campo.
Uno dei problemi più delicati da affrontare nell’applicazione di queste nuove metodologie di lavorazione del suolo riguarda la corretta gestione dei residui colturali, in quanto accade spesso che la nuova coltura deve convivere con i residui di quella precedente.
Nell’ “Inserto speciale” qui segnalato, di rilevante interesse per gli agricoltori del Friuli Venezia Giulia, vengono analizzati i principali aspetti agronomici e meccanici connessi alla gestione dei residui, nell’ottica della massimalizzazione dei benefici agronomici e del contestuale soddisfacimento delle esigenze di natura meccanica relative alle suddette metodologie di gestione del campo, nonché della pressante necessità di contenimento dei costi aziendali.
In particolare vengono affrontate tematiche concernenti l’uniformità di distribuzione del residuo, la quantità di residuo distribuita a terra e la durata del medesimo, la scelta dell’utensile più adatto a gestire il residuo, la necessità di affrontare in maniera sinergica ed integrata, senza scindere gli aspetti di natura meccanica da quelli di natura agronomica, le problematiche relative alla gestione conservativa del suolo agrario.
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