1976: risalgono ad allora le prime ricerche sulle varietà locali, realizzate per merito del Centro Regionale per la Sperimentazione Agraria. Al lettore attento non può sfuggire la coincidenza con l’evento che, lo stesso anno, drammaticamente segnò il Friuli. Il terremoto, oltre alla terra, aveva sconvolto il tessuto sociale ed economico nelle zone pedemontane e montane, vere e proprie oasi ove la biodiversità agraria aveva trovato rifugio di fronte all’avanzare delle moderne forme di coltivazione verificatasi nella pianura.
L’abbandono, sia pure temporaneo, delle attività agricole sotto l’urgenza di altre necessità, poneva una seria ipoteca sulla sopravvivenza di antichi alberi e sementi. Si diede vita così ad un passaparola tra amici, conoscenti, appassionati, che continuò negli anni seguenti; la risposta, corale e generosa, permise di raccogliere centinaia di esemplari, che furono studiati, catalogati e posti in conservazione.
Di queste attività è stato dato puntuale rendiconto, con pubblicazioni che si sono susseguite negli anni, di volta in volta dedicate al fagiolo (1985), al mais (1897), ai fruttiferi (“000). Nel 2004 è stata data alle stampe l’opera “La vite e l’uomo”, in cui sono stati descritti, tra l’altro, numerosi antichi vitigni friulani.
Il presente volume si colloca in questo filone, e testimonia la prima tappa di un percorso ambizioso, che in futuro sarà dedicato ai vitigni friulani di remota memoria, giunti fortuitamente fino a noi. Lo studio sui Refoschi è servito a precisare un metodo di lavoro che si è avvalso di competenze multidisciplinari – dalla genetica molecolare al marketing, dall’agronomia alla chimica enologica – coinvolgendo i soggetti che meglio le padroneggiavano. I risultati conseguiti, che trovano compendio nelle pagine di questo libro, costituiscono una pietra miliare nella storia dei Refoschi: essi costituiscono, infatti, un elemento scientificamente fondato per un’ulteriore valorizzazione di questi vitigni e, con essi, dell’intera viticoltura friulana.