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Fagiolo "Dal Santisim", Da l'Aquile, Tricolore di Cavazzo

n. 90 - Antico fagiolo non molto produttivo, caratterizzato da semi portanti una caratteristica macchia in corrispondenza dell'ilo, presenta ottime caratteristiche nutrizionali e di utilizzazione, rendendosi valido sia per la produzione di granella fresca che secca.

Categoria: prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati

Territorio interessato alla produzione: Le vallate della Carnia in provincia di Udine; in particolare la Valle del But e più precisamente i Comuni di Arta Terme, Tolmezzo e Cavazzo Carnico.



 

Descrizione sintetica del prodotto

La denominazione popolare molto probabilmente deriva dalla forma della macchia che circonda l’ilo; a seconda che questa ricordi l’ostensorio o la forma di un rapace, la varietà viene detta rispettivamente “Fasui dal Santisim” (fr. Piano d’Arta Terme) o “Da l’Aquile” ( fr. Imponzo di Tolmezzo). Nella fase di raccolta del germoplasma, per lo stesso fagiolo è stata altresì usata una denominazione provvisoria, quale  “Tricolore di Cavazzo”.

 

Produttività: medio-bassa

Resistenza alle principali fitopatologie: non disponibile

Semina:  a postarelle disposte a 50 cm  sulla fila e 80-90 cm tra le file

Tutori: in legno o canne

Raccolta:  manuale con diversi passaggi vista la grande scalarità

Trebbiatura: manuale dopo  l’essiccazione all’ aria dei baccelli

Struttura della popolazione:  varietà all’analisi fenotipica costituita da una linea

Selezione della semente:  manuale, con particolare attenzione ai sintomi delle più comuni patologie

Giudizio d’insieme: antica varietà locale, non molto produttiva ma di ottime caratteristiche nutrizionali e di utilizzazione, valida sia  per la produzione di granella da sgrano che secca.

 

Elementi che comprovino che le metodiche siano state praticate in maniera omogenea e secondo regole tradizionali per un periodo non inferiore ai 25 anni 

Nel 1871 nel volumetto di Angelo Arboit  “Memorie della Carnia” (Ristampa anastatica  di Arnaldo Forni Editore), al capitolo “XXXX. A Socchieve” sono citate come pregiate le produzioni di fagiolo della Carnia: “la Carnia dà delle noci e dei fagiuoli meritatamente famosi: onde accade spesso che si vendano pressocchè il doppio di quelli di altri paesi. Noto queste specialità affinchè, conoscendole, a un bisogno possano le mie lettrici farne scorta”. Nel 1924/25 Gortani nella “Guida della Carnia e del Canal del Ferro” riporta una produzione per l’intera Carnia di 6541 quintali di fagiolo, che costituiva la terza coltura per importanza dopo granoturco e patata. I fagioli erano seguiti, ma a grande distanza, da frumento, orzo, segale, avena, grano saraceno, quindi rape, cavoli, cappucci, verze, piselli, zucche.

 

In assenza di fonti scritte riferite specificatamente ai fagioli “Dal Santisim”, sono state raccolte  testimonianze da quattro persone di sesso femminile, nate tra il 1917 ed il 1930 e residenti a Piano d’Arta. Da esse si evince che questoi fagiolo era coltivato in comune di Arta Terme da prima della seconda guerra mondiale, per essere quasi completamente sostituito da diversi tipi di borlotto nel dopoguerra.

 

Riferimenti bibliografici:

  • “Colture orticole – Fagiolo” di E. Pozzi e F. Miceli (2004). In  R. Giovanardi e C. Coiutti (a cura di) “Collezione di specie vegetali presso L’Università di Udine – prime schede descrittive per la didattica”, FORUM editrice, Udine.

  • “Recenti percorsi di recupero e valorizzazione di varietà locali di fagiolo rampicante” di E. Pozzi, R. De Infanti, N. Peresson, F. Miceli  in: “Fagioli della Carnia – Innumerevoli varietà, sapori riscoperti, gustose ricette” – Carnia Alpe Verde 2004

  • “Indagine sullo stato delle risorse genetiche autoctone d’interesse agrario in Friuli Venezia Giulia” – Relazione scientifica conclusiva a cura di F. Miceli (2004). Dipartimento di scienze agrarie e ambientali dell’Università di Udine,   46 pp.




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