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Olio dei Colli Orientali

Olio extra vergine di oliva di prima spremitura.

Categoria: grassi (burro, margarina, oli)

Territorio interessato alla produzione: Colli Orientali del Friuli.



Descrizione delle metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura

L’estrazione dell’olio avviene usando l’antica e tradizionale tecnica della spremitura cosiddetta “a freddo” e che impiega le molazze (due grandi ruote in pietra di granito) che permettono la rottura dell’oliva e la riduzione in pasta, la gramolatrice che con un movimento circolare lento amalgama la pasta e la pressa, azionata da motore idraulico, su cui vengono impilati i fiscoli (dischi di fibra ora sintetica, fino a qualche anno fa, naturale) contenenti la pasta di olive e da cui per sgocciolamento, per effetto della pressione che viene esercitata sulle pressa, fuoriesce un liquido da cui utilizzando la centrifuga si separa l’olio.

Quest’ultimo viene depositato in botticelle in cui rimane per alcuni mesi permettendo così il deposito di fondi che vengono eliminati con tre travasi a distanza di un mese l’uno dall’altro non rendendo necessario così nessun intervento di chiarificazione.

Il metodo descritto rispecchia la vecchia tradizione con l’unica variante dell’utilizzo di motori che imprimono forze che un tempo erano esercitate dagli animali.

Materiali, attrezzature specifiche utilizzati per la preparazione e il condizionamento

  • Molazze in granito
  • Gramolatrice
  •  Pressa
  • Separatore in acciaio

Descrizione dei locali di lavorazione, conservazione e stagionatura

La lavorazione avviene all’aperto.

La conservazione avviene in una cantina buia in botti di acciaio.

Elementi che comprovino che le metodiche siano state praticate in maniera omogenea e secondo regole tradizionali per un periodo non inferiore ai 25 anni

Queste metodologie rispecchiano l’antica tradizione locale che vede il territorio friulano delle zone collinari vocato alla coltivazione dell’olivo e alla conseguente produzione di olio.

Una descrizione di queste metodologie si può trovare in un articolo pubblicato sulla rivista “Un vigneto chiamato Friuli”, n. 3 – dicembre 1996, a cura dell’Ersa.




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