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Miele friulano di Ailanto

II Miele monoflorale di Ailanto, deriva dal nettare della pianta arborea nota come Ailanto o Albero del Paradiso (Ailanthus altissima, famiglia Simaroubaceae).
Le caratteristiche del miele sono di seguito riportate.
Stato Fisico. Il Miele friulano di Ailanto si presenta liquido, ma con il tempo (alcuni mesi dopo la raccolta) tende a cristallizzare.
Colore. Il colore è ambra quando il miele è liquido, e ambra chiaro quando cristallizza. Odore/Aroma. L’aroma, di media intensità, ricorda i funghi secchi e i frutti freschi. Sapore. Il sapore, relativamente marcato, talora persistente, ricorda l’uva moscata e il thè alla pesca. In bocca il miele è mediamente dolce.
Dal punto di vista melissopalinologico nel Miele friulano di Ailanto sono presenti pollini di piante entomogame, quali Trifolium repens, Rubus, Amorpha, Robinia, Clematis, Parthenocissus, nonché pollini di piante anemogame, quali Papaver, Filipendula, Plantago, Actinidia. Non infrequente è la presenza di polline di Castanea sativa.
Il Miele friulano di Ailanto viene confezionato in vasetti di vetro con tappo di latta a vite per lo più da 250 g e da 500 g.

Categoria: bevande analcoliche, distillati e liquori

Territorio interessato alla produzione: Il Miele friulano di Ailanto si produce per lo più in varie aree della Pianura Friulana nelle provincie di Pordenone e Udine, ma anche nel Goriziano e nel Triestino, ove sono diffusi i popolamenti naturali più fitti di Ailanto o Albero del Paradiso (Ailanthus altissima). Sono interessati alla produzione di Miele friulano di Ailanto gli apicoltori delle province di Pordenone, Udine, e in parte quelle di Gorizia e Trieste. In alcune aree il nettare di Ailanto va a costituire, assieme a quello di altre piante locali (arboree ed erbacee), mieli millefiori.



DESCRIZIONE DELLE METODICHE DI LAVORAZIONE, CONSERVAZIONE E STAGIONATURA

Le famiglie di api vengono allevate in arnie razionali di legno, soprattutto del tipo Dadant-Blatt

 a 10 telaini. In vista della raccolta del Miele friulano di Ailanto gli apicoltori mettono in atto una serie

 di tecniche (es. controllo della sciamatura, nutrizione stimolante) per mantenere le famiglie numerose e

 attuano anche il nomadismo, spostando le famiglie in determinate aree di pianura, in particolare in

 quelle con abbondanza di popolamenti di Ailanto.

 La raccolta della Miele friulano di Ailanto per la produzione di questo miele si svolge di solito

 in giugno, dopo la fioritura dell’acacia (Robina pseudoacacia L.) e quasi contemporaneamente a quella

 dell’amorfa (Amorpha fruticosa L.) del tiglio (Tilia spp.). L’andamento meteorologico stagionale (es.

 estate piovosa, oppure eccessivamente calda e secca) può incidere fortemente sulle produzioni.

 Dopo la fine del raccolto, quando i favi sono stati opercolati, i melari vengono prelevati dagli

 alveari e trasportati nel laboratorio (sala di smelatura). Successivamente, si procede alla

 disopercolatura dei favi e alla smelatura tramite centrifugazione. Il miele viene quindi filtrato, posto in

 maturatori di acciaio inox e lasciato decantare per almeno due settimane. La schiuma e le impurità che

 affiorano vengono eliminate.

 Nel corso dell’anno, pertanto, per ottenere il Miele friulano di Ailanto si effettua una smelatura

 in epoca appropriata a seconda delle località (es. ai primi di luglio).

MATERIALI, ATTREZZATURE SPECIFICHE UTILIZZATI PER LA PREPARAZIONE ED IL

 CONDIZIONAMENTO

Si utilizzano: arnie, melari e telaini prevalentemente di legno; attrezzi per la disopercolatura dei

 favi da melario; smelatore centrifugo; filtri e contenitori di acciaio inox per la decantazione

 (maturatori); vasetti per lo più di vetro con tappo di latta a vite per il confezionamento.

DESCRIZIONE DEI LOCALI DI LAVORAZIONE, CONSERVAZIONE E STAGIONATURA

L’estrazione del miele si svolge nella sala di smelatura, i cui locali presentano caratteristiche

 

che rispettano la normativa vigente. Il prodotto finale, confezionato in vasetti di vetro, viene generalmente conservato in un

magazzino fresco in assenza di luce diretta.

ELEMENTI CHE COMPROVINO CHE LE METODICHE SIANO STATE PRATICATE IN MANIERA

OMOGENEA E SECONDO REGOLE TRADIZIONALI PER UN PERIODO NON INFERIORE AI 25 ANNI

L’Ailanto è una pianta decidua, nativa dell’Asia orientale, importata come pianta ornamentale

 alla fine del ’700 in Europa. È naturalizzata in tutta Italia e in altri Paesi europei. È presente anche

negli Stati Uniti, in Australia e in Nuova Zelanda.

L’Ailanto è stato coltivato nell’800 (anche in Italia e in Friuli) per l’allevamento del lepidottero

chiamato Bombice dell’Ailanto (Samya cynthia Drury), il cui bruco, prima di trasformarsi in crisalide,

produce un grosso bozzolo da cui si può ricavare una particolare seta. Il primo imprenditore friulano a

coltivare l’Ailanto e ad allevare il Bombice fu il cav. Guglielmo Ritter intorno al 1860 a Straccis,

quartiere di Gorizia (Anonimo, 1861).

I fiori dell’Ailanto, piccoli e giallo-verdastri, compaiono dopo le foglie e sono riuniti in

grappoli pendenti. I fiori possono essere solo maschili, solo femminili o anche ermafroditi; spesso i

fiori maschili e femminili sono presenti su individui diversi (piante dioiche).

Il Miele monofloreale di Ailanto viene prodotto in molte regioni italiane (Mieli d’Italia, sd.), in

quanto la pianta che fornisce il nettare risulta ampiamente diffusa nella Penisola ed è in forte aumento.

Molti mieli di Ailanto sono stati premiati al Concorso nazionale “Grandi Mieli d’Italia – Tre

Gocce d’Oro” che si svolge annualmente a Castel San Pietro Terme (BO). I campioni di miele vengono

analizzati da laboratori specializzati e poi valutati dal punto di vista organolettico da giurie composte

da esperti iscritti all’Albo nazionale degli assaggiatori.

L’Ailanto è ampiamente diffuso in molte aree del Friuli e tende ancora a diffondersi e ad

aumentare la sua densità, formando talora popolamenti assai densi.

In un volume pubblicato nel 1982, l’Ailanto viene inserito fra gli alberi e gli arbusti del Carso

(Mezzena, 1982).

Secondo l’Atlante corologico delle piante vascolari del Friuli Venezia Giulia del 1991,

Ailanthus altissima è diffuso in buona parte della pianura friulana (Alta e Bassa), sul Carso isontino e

triestino, nell’area dell’anfiteatro morenico, e risale il fondovalle di alcune aste torrentizie delle Prealpi

Carniche e Giulie (Poldini, 1991) fino a quote di 700-800 m. s.l.m.; in particolare è presente su 31

“aree di base” del reticolo considerato (Fig. 1).

 

 

 


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