Agli inizi del secolo scorso nella nostra Regione si contavano circa 350 malghe attive e il numero rimase elevato fino al secondo dopoguerra quando, anche in seguito all’espansione dell’industrializzazione e del terziario, iniziò un rapido calo.
Per una corretta lettura di questi ultimi dati, che potrebbero far pensare ad una caduta verticale, bisogna prendere in considerazione il fenomeno recente dell’accorpamento di alcuni alpeggi in un’unica realtà economica. Meno aziende, quindi, ma più consistenti.
Il processo di modernizzazione delle strutture malghive ha determinato adeguamenti strutturali e igienico-sanitari dei locali abitativi e di trasformazione, nonché il potenziamento della viabilità di accesso e di servizio all’alpeggio, favorendo nel contempo l’aspetto turistico. Nel corso degli anni Novanta diverse unità produttive in quota sono state ammodernate anche al fine di sviluppare un’attività agrituristica di ristorazione e alloggio.
Da alcuni anni il numero degli alpeggi registrato per la produzione di latte ha raggiunto un numero abbastanza costante pari circa a 50 unità.